Robot negli hotel, nell’era del Covid-19 l’intelligenza artificiale s’inchina al servizio dell’accoglienza

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Robot negli hotel nei panni dei più eclettici ruoli di cameriere, concierge e receptionist: no, non è un alternativo concetto futuristico di ospitalità, ma la fotografia di una realtà in timida evoluzione, da diversi anni ormai, e che, in tempi di pandemia, sta vedendo accelerare il passo in più parti del mondo.

I robot negli hotel non hanno limiti di orario, sono programmati per lavorare 24 ore su 24, e 7 giorni su 7.

Non hanno bisogno di andare in ferie o chiedere permessi per malattia (salvo dei piccoli aggiornamenti e/o momenti di manutenzione nelle ‘cliniche’ votate al servizio dell’intelligenza artificiale).

Difficilmente si stancano e, soprattutto, sono programmati per essere poliglotti: passano dallo spagnolo all’inglese, dal cinese all’arabo, fino all’italiano, con nonchalance e una pronuncia impeccabile.

Stakanovisti sempre ‘sorridenti’ e perfette risorse aziendali per lavori di routine, semplici e prevedibili, di certo i robot negli hotel non possono affrontare situazioni nuove, per le quali non hanno ricevuto istruzioni, né prendere decisioni strategiche o gestire emergenze.

Eppure, i robot negli hotel addetti all’ospitalità sono e saranno sempre più preziosi nel prossimo futuro.

Chi ricorda Paolo Pepper?

Sono passati oltre 3 anni da quando Paolo Pepper, il robot-receptionist- concierge nato a Treviso e disponibile per un contratto a tempo indeterminato a un costo complessivo di poco più di 30 mila Euro (inclusi i costi di manutenzione negli anni), faceva il suo ingresso nel mondo dell’hospitality.

Precisamente in un hotel italiano, nelle vicinanze del Lago di Garda.

Capace di parlare e comprendere non solo il linguaggio umano, ma anche di codificare le emozioni principali, come la gioia, la rabbia e la tristezza, Paolo Pepper è un automa gentile e sempre pronto a fornire informazioni basilari ai turisti che incontra: consigli sui musei, orari di apertura e luoghi da visitare, suggerimenti sui mezzi di trasporto come aggiornamenti sul meteo in tempo reale.

Paolo Pepper non è l’unica risorsa dall’intelligenza artificiale votata all’accoglienza. Oggi, Pepper vanta tantissimi altri colleghi dalle caratteristiche similari, e spesso più futuristiche, che lavorano a tempio pieno in tante altre strutture ricettive sparse per tutto il mondo, dall’Africa all’Oriente.

Da Johannesburg a Tokyo, come il Covid-19 sta accelerando l’impiego di robot negli hotel

Tra i tanti colleghi internazionali di Paolo Pepper, troviamo diversi robot umanoidi al servizio dell’hospitality: tra questi Lexi, Micah, Ariel e Lovot, tanto per citare i nomi dei più famosi.

Trasportano bagagli pesanti, si occupano di igienizzare superfici, ritirano i rifiuti, servono impeccabili la colazione o il pranzo in camera e si dilettano perfino a gestire le procedure classiche di check-in e check-out degli hotel, come a elargire informazioni riguardo ad attrazioni, tour, eventi e ristoranti dell’hinterland.

Sul sito web di un famoso albergo di Johannesburg, l’Hotel Sky, è già possibile prenotare una camera con robot: si chiama Ariel ed è una sorta di maggiordomo pronto a coccolare i suoi ospiti di stanza, soddisfacendo le loro esigenze più prevedibili.

Il Coronavirus ha potenziato l’utilizzo di robot in hotel su diversi fronti.

Tra tempi e spazi ripensati, sull’onda di procedure di pulizia e sanificazione delle camere sempre più meticolose, prime colazioni a buffet bandite e nuove abitudini ed esigenze dettate dal distanziamento, questi robot intelligenti (e, a volte, perfino capaci di un tocco di empatia come Lovot) sono un grande aiuto in tempi di Covid-19 per completare l’esperienza degli ospiti nella massima sicurezza e tutelare, al contempo, lo staff delle strutture stesse.

Pensiamo al nostro caro Paolo Pepper: il robot trevigiano, in Giappone, è diventato molto di più di un portiere d’albergo o di un impiegato receptionist pronto a consegnare le chiavi e a dare pillole d’infotainment programmate.

Molte strutture ricettive di Tokyo diventate “Covid Hotel”, infatti, l’hanno reclutato come infermiere per servire, da vicino, tutti gli ospiti/pazienti affetti da Coronavirus.

Grazie alla pandemia, che ne ha accelerato ed evidenziato le enormi potenzialità, il futuro dei robot in hotel sembra, dunque, oggi molto più chiaro: la loro efficienza e velocità sarà sempre più impiegata e integrata nelle strutture ricettive.

I timori agitano i più scettici e restii al cambiamento: quanto è alto il rischio di sostituire o mettere in panchina gli esseri umani?

Robot negli hotel, lo staff delle strutture ricettive apre le porte agli inservienti robotici. Opportunità o minaccia?

Sono sempre stato un fautore dell’innovazione tecnologica, quando è etica e focalizzata al servizio delle persone.

In un periodo di crisi estrema, come quello che stiamo vivendo e che ha messo in ginocchio il turismo, mandando in cassa integrazione la maggior parte dei suoi dipendenti, credo che l’introduzione dei robot negli hotel possa essere più un’opportunità che una minaccia, solo e se saremo in grado di mantenere sempre al centro “l’elemento umano”.

L’introduzione di applicazioni tecnologiche dotate d’intelligenza artificiale nel settore dell’hotellerie, se ben ponderata, può solo rendere più efficiente la conduzione di tutte quelle strutture alberghiere che saranno capaci, con lungimiranza, di ripensare il loro organico in maniera costruttiva, reintegrandolo in mansioni meno noiose e ripetitive ma più strategiche, edificanti e creative.

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