Negli ultimi anni abbiamo parlato spesso di intelligenza artificiale come strumento per scrivere testi, generare immagini, analizzare dati, creare strategie, automatizzare processi e migliorare la produttività.
Ma adesso si sta aprendo un capitolo completamente diverso.
La pubblicità dentro le piattaforme AI.
Parlo di qualcosa che ha già iniziato a prendere forma.
OpenAI ha avviato i test pubblicitari dentro ChatGPT negli Stati Uniti a partire dal 9 febbraio 2026, inizialmente sugli utenti adulti dei piani Free e Go. Gli annunci non vengono mostrati agli utenti Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education. La società ha dichiarato fin dall’inizio che gli annunci restano separati dalle risposte generate da ChatGPT, sono chiaramente etichettati e non influenzano le risposte dell’assistente.
Questo punto è fondamentale. Perché la pubblicità dentro l’AI non nasce, almeno ufficialmente, come una risposta comprata. Nasce come spazio sponsorizzato collegato al contesto della conversazione.
Sommario
- 1 Cosa è già successo davvero
- 2 Come appare un annuncio dentro ChatGPT
- 3 Dalle keyword alle intenzioni
- 4 Perché gli hotel dovrebbero guardare questa cosa con molta attenzione
- 5 I primi casi e segnali concreti
- 6 Non c’è solo ChatGPT
- 7 Quindi come funzionerà davvero la pubblicità nell’AI?
- 8 Cosa dovrebbe fare oggi una struttura ricettiva turistica oggi
- 9 La vera opportunità per chi parte prima
- 10 Ma Attenzione!
- 11 Conclusione
Cosa è già successo davvero
Il 5 maggio 2026 OpenAI ha annunciato nuovi modi per acquistare pubblicità dentro ChatGPT. Non siamo più soltanto nella fase del piccolo esperimento chiuso a pochi brand selezionati. OpenAI ha introdotto una beta del proprio Ads Manager self service per advertiser negli Stati Uniti e ha aperto l’accesso anche tramite partner come Dentsu, Omnicom, Publicis e WPP. Ha inoltre aggiunto partner tecnologici come Adobe, Criteo, Kargo, Pacvue e StackAdapt.
Tradotto in modo semplice: si sta costruendo una vera piattaforma pubblicitaria. Non ancora matura come Google Ads o Meta Ads, ovviamente. Ma il segnale è chiaro.
C’è un’interfaccia per creare campagne. Ci sono budget. Ci sono offerte. Ci sono creatività. Ci sono metriche. C’è il tracciamento delle conversioni. C’è una struttura che somiglia sempre meno a un test isolato e sempre più a un nuovo ecosistema advertising.
OpenAI ha introdotto anche il modello CPC, costo per clic, dopo una prima fase basata soprattutto su CPM, quindi costo per mille impression. La documentazione ufficiale indica una raccomandazione iniziale di 3-5 dollari come max CPC per le campagne a clic e un valore predefinito di 60 dollari CPM per le campagne a copertura.
Come appare un annuncio dentro ChatGPT
Secondo la documentazione ufficiale di OpenAI, gli annunci appaiono sotto conversazioni rilevanti e includono nome dell’inserzionista, favicon o logo, titolo, descrizione, landing page e immagine creativa.
Quindi, almeno per ora, non dobbiamo immaginare una risposta manipolata dall’inserzionista.
Dobbiamo immaginare qualcosa di più simile a una unità sponsorizzata contestuale, visivamente separata dalla risposta organica, ma agganciata al bisogno che emerge nella conversazione.
E qui arriva la parte interessante per chi fa marketing.
OpenAI spiega che il sistema seleziona gli annunci soprattutto in base alla rilevanza rispetto al contesto e all’intento della conversazione. Per farlo considera diversi input, tra cui context hints, landing page, titolo dell’annuncio e copy. Gli inserzionisti possono fornire context hints (suggerimenti, indizi) a livello di gruppo di annunci, ma OpenAI specifica che non sono keyword exact match e non garantiscono la pubblicazione in conversazioni specifiche.
Non stiamo parlando di keyword comprate in modo tradizionale. Stiamo parlando di intenzioni.
Dalle keyword alle intenzioni
Per oltre vent’anni abbiamo ragionato così: una persona cerca una parola chiave, il sistema mostra annunci coerenti con quella parola chiave, l’utente clicca, arriva su una pagina, valuta e decide.
Il modello è stato questo.
Ricerca. Annuncio. Clic. Landing page. Conversione.
Dentro le piattaforme AI, invece, il punto di partenza cambia.
L’utente non scrive soltanto: “hotel a Verona”
Scrive magari: “mi consigli un hotel romantico a Verona, vicino all’Arena e che offre esperienze di degustazione?”
Oppure: “voglio andare in montagna sulle Dolomiti e cerco un hotel con SPA, con una bella piscina panoramica e una buona cucina”
Qui non siamo più davanti a una keyword. Siamo davanti a una richiesta articolata, fatta di desiderio, contesto, vincoli, preferenze e aspettative.
La piattaforma AI deve capire l’intenzione. E l’annuncio, per essere efficace, non dovrà semplicemente apparire. Dovrà sembrare una prosecuzione utile del bisogno espresso dall’utente. Questa è la grande differenza.
Nel vecchio advertising bastava spesso essere visibili. Nel nuovo advertising AI bisognerà essere compatibili.
Perché gli hotel dovrebbero guardare questa cosa con molta attenzione
Nel settore alberghiero il tema diventa particolarmente interessante per un motivo molto semplice: quasi nessuno sceglie una struttura partendo davvero dalla struttura.
Si parte quasi sempre da un’esigenza.
“Voglio staccare due giorni.”
“Cerco un posto comodo per muovermi senza auto.”
“Vorrei portare mia moglie da qualche parte per il weekend.”
“Mi serve un hotel dove i bambini non siano visti come un fastidio.”
“Voglio dormire bene, mangiare bene e non dover organizzare tutto da zero.”
“Cerco qualcosa di bello, ma non finto.”
Queste sono richieste molto diverse da una classica ricerca secca come “hotel 4 stelle Verona” o “hotel spa Lago di Garda”.
E sono proprio il tipo di richieste che un’interfaccia AI può interpretare meglio di un normale motore di ricerca, perché non si ferma alla parola digitata. Prova a capire il contesto.
Qui sta il punto. Se domani una piattaforma AI dovrà associare un annuncio sponsorizzato a una conversazione di questo tipo, non potrà ragionare soltanto per categoria merceologica. Non basterà sapere che sei un hotel, che hai una spa, che hai un ristorante o che ti trovi in una certa località.
Dovrà capire se sei davvero adatto a quella specifica situazione.
Se sei adatto a una coppia che vuole silenzio.
A una famiglia che cerca praticità.
A un viaggiatore che non vuole prendere l’auto.
A chi cerca un’esperienza curata, ma non ingessata.
A chi vuole spendere bene, più che spendere poco.
E questo obbliga gli hotel a fare un salto di qualità nella comunicazione.
Non basta più avere un sito “bello”.
Non basta più avere quattro pagine istituzionali scritte bene.
Non basta più ripetere le solite formule che ormai si trovano ovunque.
Il problema non è usare parole come “relax”, “autenticità” o “esperienza”. Il problema è usarle senza renderle dimostrabili.
Un sistema AI, nel tempo, tenderà a premiare chi offre segnali più chiari: pagine specifiche, testi realmente descrittivi, recensioni coerenti, immagini credibili, offerte costruite su esigenze precise, informazioni aggiornate e una presenza online uniforme tra sito, Google, OTA e canali social.
In altre parole, l’hotel dovrà diventare più facile da interpretare.
E qui molte strutture rischiano di arrivare impreparate, perché per anni hanno comunicato con testi intercambiabili. Cambi il logo, cambi il nome dell’hotel, ma il messaggio resta identico.
Nel mondo dell’advertising AI questa genericità potrebbe diventare un limite serio.
Perché se la piattaforma deve scegliere quale annuncio mostrare accanto a una conversazione molto specifica, avrà bisogno di capire perché proprio quella struttura è pertinente. Non “perché ha pagato”! Ma perché, oltre ad aver pagato, risulta coerente.
Ed è qui che secondo me nasce la vera opportunità per gli hotel: non aspettare che ChatGPT Ads, Google AI Mode o altri sistemi diventino canali pubblicitari maturi, ma iniziare già oggi a costruire contenuti, pagine e offerte che rispondano a intenzioni precise. Chi sarà più chiaro oggi, probabilmente sarà più leggibile domani. E nel marketing digitale del futuro, essere leggibili dalle AI potrebbe diventare importante quanto essere visibili su Google.
I primi casi e segnali concreti
Non abbiamo ancora case history pubbliche dettagliate di singoli hotel che mostrano risultati completi su ChatGPT Ads. Però abbiamo già segnali molto concreti.
Reuters ha riportato che il pilot pubblicitario di OpenAI negli Stati Uniti ha superato i 100 milioni di dollari di revenue annualizzata entro sei settimane dal lancio. Nello stesso articolo si parla di oltre 600 inserzionisti coinvolti e di meno del 20% degli utenti che li vede quotidianamente, quindi con un potenziale di crescita ancora ampio.
Sempre Reuters riporta che OpenAI ha dichiarato di non vedere impatti negativi sulle metriche di fiducia dei consumatori, con tassi di dismiss degli annunci bassi e una rilevanza in miglioramento grazie al feedback.
Questo non significa che il modello sia già perfetto. Significa però che la macchina commerciale si è accesa.
WPP Media ha confermato la propria partecipazione al pilot pubblicitario di OpenAI con clienti di diversi settori, tra cui automotive, CPG, entertainment, gaming, luxury, retail, technology e travel. Tra i brand citati ci sono Adobe, Audemars Piguet, Audible, Ford, Mazda e Mrs. Meyer’s.
Anche questo è un segnale importante. Il travel è già dentro il perimetro dei test.
E se il travel è dentro il perimetro, gli hotel devono iniziare a ragionare ora. Non quando il canale sarà già saturo, costoso e presidiato dalle OTA.
Non c’è solo ChatGPT
ChatGPT è oggi il caso più interessante, perché sta portando l’advertising dentro un’interfaccia conversazionale pura. Ma non è l’unico segnale.
Google sta già lavorando da tempo sull’integrazione degli annunci dentro le esperienze AI della Search. Al Google Marketing Live 2025 ha annunciato l’espansione degli annunci negli AI Overviews su desktop e l’arrivo degli annunci in AI Mode.
La documentazione Google Ads spiega che gli annunci possono essere mostrati sopra, sotto o dentro gli AI Overviews. Per gli annunci dentro gli AI Overviews, Google considera sia la query dell’utente sia il contenuto della risposta generata dall’AI.
Anche qui il principio è lo stesso. Non basta più intercettare una keyword secca. Bisogna intercettare un bisogno più ricco.
Google lo dice chiaramente quando presenta AI Max per le campagne Search: la Search sta diventando più esplorativa e multimodale, e l’AI consente di andare oltre il semplice matching tra query e annuncio, arrivando a prevedere ciò di cui l’utente potrebbe avere bisogno dopo.

Google ha già condiviso anche alcuni risultati di AI Max. L’Oréal, ad esempio, avrebbe ottenuto un tasso di conversione 2 volte superiore e un costo per conversione inferiore del 31%. MyConnect ha ottenuto il 16% di lead in più, un costo per azione inferiore del 13% e un aumento del 30% delle conversioni da nuove query.
Sono anche questi casi che confermano la direzione: le piattaforme pubblicitarie stanno andando verso sistemi sempre più capaci di interpretare intenzioni complesse, contenuti, landing page, creatività e contesto.
Quindi come funzionerà davvero la pubblicità nell’AI?
Secondo me funzionerà su quattro livelli.
1. Il primo livello sarà l’intento conversazionale.
Non compreremo più soltanto parole chiave ma daremo alla piattaforma segnali per capire quando la nostra offerta può essere rilevante. Nel caso di OpenAI, questi segnali sono già chiamati context hints, ma non funzionano come keyword rigide. Sono indicazioni semantiche, non interruttori.
2. Il secondo livello sarà la qualità della landing page.
Se il sistema valuta anche la pagina di destinazione, allora quella pagina dovrà essere estremamente coerente con il bisogno intercettato. Una pagina generica “camere e servizi” sarà debole. Una pagina costruita per “weekend romantico a Verona” ad esempio, con contenuti, immagini, servizi, recensioni e offerte coerenti, sarà molto più leggibile.
3. Il terzo livello sarà la credibilità del messaggio.
L’AI dovrà proteggere la fiducia dell’utente. Se mostra annunci palesemente incoerenti, l’utente tenderà a non fidarsi troppo e per una piattaforma conversazionale, questo è un problema serio.
4. Il quarto livello sarà la misurazione.
OpenAI ha già previsto report con impression, clic, spesa, CTR, CPC medio, CPM medio e conversioni. Ha anche introdotto un Measurement Pixel e una Conversions API server-to-server, oltre alla possibilità di usare parametri UTM per leggere il traffico nei propri strumenti di analytics.
Quindi siamo davanti a un canale che sta nascendo già con logiche da piattaforma pubblicitaria misurabile.
Cosa dovrebbe fare oggi una struttura ricettiva turistica oggi
Qui arriva la parte più operativa.
Un hotel oggi non può ancora, almeno dall’Italia, aprire liberamente ChatGPT Ads e fare campagne come fa su Google Ads. Ma può prepararsi facendo 5 cose semplici.
La prima: smettere di avere contenuti generici. Se il sito dice le stesse cose che dicono tutti, l’AI farà fatica a capire perché quella struttura dovrebbe essere rilevante in una conversazione specifica.
La seconda: creare pagine per intenzioni, non solo per servizi. Non basta avere “camere”, “ristorante”, “spa”, “offerte”. Servono pagine che parlino a bisogni reali:
- weekend romantico
- vacanza con bambini
- soggiorno wellness
- hotel per chi viaggia senza auto
- vacanza active
- fuga di coppia
- esperienza enogastronomica
- hotel tranquillo lontano dal caos
- soggiorno business con comfort veri
Queste non sono solo pagine SEO. Sono pagine che in futuro potranno aiutare anche gli algoritmi pubblicitari AI a capire meglio dove e quando associare la struttura.
La terza: lavorare sulle recensioni come patrimonio semantico.
Le recensioni non servono solo a fare bella figura. Servono a confermare con il linguaggio degli ospiti ciò che l’hotel dichiara nel proprio sito. Se l’hotel dice “relax”, ma nelle recensioni nessuno parla di tranquillità, silenzio, benessere o rigenerazione, il segnale è debole.
Se invece sito, recensioni, scheda Google, OTA e contenuti social raccontano tutti la stessa identità, la macchina ha più elementi per fidarsi.
La quarta: rendere le offerte più contestuali.
Nel mondo AI, una semplice offerta “-10% se prenoti ora” rischia di essere meno interessante di una proposta costruita su un bisogno preciso.
Per esempio:
“Weekend romantico con spa privata e cena”
“Vacanza family con camere comunicanti e servizi per bambini”
“Soggiorno relax sul Lago di Garda con late check out”
“Esperienza active con deposito bici, percorsi consigliati e colazione energetica”
L’offerta deve diventare una risposta.
La quinta: preparare la misurazione.
Quando questi canali saranno accessibili anche in Italia, non bisognerà partire da zero. Servirà avere GA4 ben configurato, eventi del booking engine tracciati, UTM leggibili, conversioni pulite, CRM organizzato e possibilmente una logica server-side più robusta.
Perché il canale nuovo è affascinante, ma se non misuri bene rischi solo di guardare numeri belli e capire poco.
La vera opportunità per chi parte prima
Secondo me la grande opportunità non sarà semplicemente fare pubblicità su ChatGPT. Quella la faranno tutti, prima o poi.
La vera opportunità sarà arrivare preparati con un ecosistema già leggibile: un sito chiaro. Pagine verticali. Messaggi distintivi. Recensioni coerenti. Dati strutturati. Immagini credibili. Offerte specifiche. Tracciamento pulito.
Nel vecchio advertising si poteva anche comprare traffico e sistemare il resto dopo. Nel nuovo advertising AI questa scorciatoia funzionerà sempre meno.
Perché se il sistema lavora su contesto, intento e rilevanza, allora tutto quello che comunica l’hotel diventa parte del sistema pubblicitario.
La landing page non è più solo il punto di arrivo. Diventa un segnale.
Il copy non è più solo persuasione. Diventa contesto.
La recensione non è più solo reputazione. Diventa conferma semantica.
La scheda Google non è più solo presenza locale. Diventa fonte di coerenza.
Ma Attenzione!
La pubblicità dentro l’AI non sostituirà domani Google Ads, Meta Ads, OTA, SEO o email marketing.
Le vecchie cose non muoiono mai di colpo. Prima cambiano pelle, poi diventano parte di qualcos’altro.
Quello che succederà, secondo me, è che l’advertising AI diventerà un nuovo livello del funnel.
Un livello più vicino alla fase di esplorazione, ispirazione e decisione assistita.
Non intercetterà solo chi cerca “hotel 4 stelle Verona”.
Intercetterà chi chiede: “dove posso andare un weekend con mia moglie senza fare troppa strada?”
“mi consigli un posto elegante ma non freddo per staccare due giorni?”
“vorrei un hotel sul lago dove rilassarmi davvero, ma senza spendere cifre folli”
“dove porto i bambini in Toscana senza impazzire?”
Queste sono conversazioni.
E dentro queste conversazioni nasceranno nuove opportunità pubblicitarie.
Conclusione
OpenAI sta testando e allargando ChatGPT Ads. Google sta integrando annunci dentro AI Overviews e AI Mode. Microsoft sta portando la pubblicità verso superfici conversazionali come Copilot. Le grandi agenzie e i grandi brand stanno già partecipando ai primi test.
Per gli hotel e per le aziende più piccole, il punto non è farsi prendere dall’ansia.
Il punto è iniziare a prepararsi. Perché quando il canale diventerà davvero accessibile, la differenza non la farà solo chi avrà budget.
La farà chi sarà più chiaro, più coerente, più misurabile e più facile da capire per una macchina che dovrà associare una richiesta umana a una proposta commerciale credibile.
Per anni abbiamo ottimizzato campagne per intercettare ricerche.
Ora dovremo iniziare a ottimizzare contenuti, offerte e reputazione per intercettare intenzioni.
E questa, piaccia o no, potrebbe essere una delle evoluzioni più importanti del marketing digitale dei prossimi anni.