Clubhouse per hotel, quali le opportunità del nuovo social nel settore dell’hospitality?

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Quale il potenziale di Clubhouse per hotel? Proviamo a scoprire insieme come funziona il social ‘vocale’ più chiacchierato di queste settimane, e quali chance di business potrebbe aprire per le strutture alberghiere ed extra alberghiere.

Clubhouse per hotel, l’uomo con il cappello potrebbe mai lasciare il posto a un albergatore?

Chi è già iscritto a Clubhouse, social al momento accessibile solo su invito, sicuramente se lo sarà domandato: chi è quell’uomo, ritratto in una foto in bianco e nero, con tanto di berretto in testa, che dagli inizi del 2021 compare sull’icona dell’App che sta spopolando in tutto il mondo? 

Si chiama Axel Mansoor e, per chi non se ne intendesse di musica a livello internazionale, è un giovane artista americano, che su Clubhouse ospita, tutte le sere alla stessa ora, una room con esibizioni musicali pensate per i tanti follower in ascolto.

Il social “della voce”, nato negli States nel 2020 e già valutato oltre 1 miliardo di dollari, l’ha eletto come testimonial della sua App. 

Una scelta curiosa, se pensiamo alle tante icone, colorate e minimal, di altre App come Facebook , Twitter e Instagram, ma che racconta molto sulle potenzialità del nuovo social in questione: grandi possibilità di fare network e finire, da un momento all’altro, sul ‘podio’ del palco (anche al di fuori delle famose “stanze” virtuali).

La strategia di Clubhouse è ormai assodata: premiare le ‘voci’ che si sono più distinte sulla community, modificando il testimonial dell’icona a ogni aggiornamento chiave dell’App.

Prima di Axel Mansoor, era stato il turno di Bomani X, che su Clubhouse è uno degli speaker di CottonClub, una stanza privata dove il musicista ha tenuto delle jam session con altri artisti in tutto il mondo e chiacchierato dei temi più disparati.

Se, prima di Bomani X, il volto sull’icona dell’App era quello dell’avvocato Julie Wenah, niente esclude che, nel futuro, un prossimo ‘volto testimonial’ possa proprio essere quello di un membro dell’industria del travel.

Clubhouse per hotel, un “mercato” ancora da costruire

Capire quali possano essere le potenzialità di Clubhouse per hotel, come per i tanti altri operatori turistici del nostro Paese, è ancora un argomento nebuloso. 

Oltre a essere solo su invito, Clubhouse si presenta come un social media, al momento, d’impronta esclusiva: per iscriversi, infatti, bisogna essere necessariamente dotati di iPhone, dato che la versione per Android non è ancora stata sviluppata. 

Eppure, nonostante queste criticità, l’utenza italiana è sempre più in aumento e pronta a costruire un mercato di nuovi ascoltatori, anche e soprattutto nell’agenda del turismo.

Hotel in ascolto? Ecco come funziona il social del confronto e dell’approfondimento 

Definito una via di mezzo tra Twitter e Skype, Clubhouse è un social media che non dà spazio a foto e video. 

Qui a capitanare è solo la voce (e la testa).

Come una grande radio on line 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, sul nuovo social si intrecciano talk dai contenuti più disparati e pronti a valorizzare esperienze e competenze su un’agenda infinita di argomenti. 

Proprio come accade nelle trasmissioni radiofoniche, su ClubHouse la discussione deve puntare sulla qualità e l’originalità dei contenuti: mantenere alto il valore della propria room non è impresa semplice. Qui, gli ascoltatori, inoltre, non sono solo utenti passivi. A differenza della cara vecchia radio, sul social creato da Paul Davison e Rohan Seth basta un click per entrare nel vivo della conversazione.

Che cosa fare dopo aver ricevuto l’esclusivo invito?

Una volta iscritti, dopo aver caricato la propria bio corredata d’immagine e (volendo) link al proprio profilo Instagram e Twitter, basta indicare i propri interessi e scegliere delle stanze tematiche dove mettersi in ascolto o, alzare la mano, per prendere la parola e dire la propria sull’argomento di cui si sta conversando. 

Inoltre, da qualche giorno, è possibile per tutti gli utenti aprire un club sul social media, diventando dunque parte attiva del processo di costruzione di una community. 

Una grande opportunità per gli albergatori, dunque, su diversi fronti. 

Da una parte, per restare formati e aggiornati sulle ultime tendenze nel mondo dell’hotellerie, aumentando così la rete di contatti con altri esponenti del settore. Dall’altra, un nuovo trampolino di lancio per permettere ai propri clienti (ossia ai viaggiatori) di riunirsi in tribù virtuali e rinforzare, così, quell’aspetto comunitario (fondamentale nel pre e post acquisto di un soggiorno) sul quale negli ultimi anni si sta sempre più investendo grazie ad altri social, come Instagram e Facebook.

Clubhouse per hotel, sta iniziando una nuova rivoluzione social?

Molti dicono che crei dipendenza, altri ancora non si espongono. Eppure, nel traffico in macchina o nei momenti di decluttering a casa, o mentre cucinano e sorseggiano un vino, sono sempre di più i “follower” sintonizzati sulle loro room preferite. 

Qualsiasi sia il reale o velato entusiasmo dei tanti utenti del social della voce, una cosa è certa: Clubhouse è una nuova occasione di confronto

Per chi sta muovendo i primi passi, sono tante le stanze d’interesse turistico. 

Roberta Garibaldi, ad esempio, sta proponendo nell’ambito della sua “stanza” sul turismo enogastronomico un calendario d’incontri, insieme a esperti del settore: si è spaziato dalla ristorazione per i turisti in epoca Covid a un talk sul rapporto sempre più osmotico tra smart working e turismo rurale. 

Segue Palmiro Noschese, conduttore del Talk Show di Media Hotel Radio “Talking Suite”, che sta organizzando diverse room come “Be my guest” e “Luxury Hospitality”. 

E ancora Roberta Milano, digital strategist e consulente, oltre che docente universitaria e formatrice per operatori turistici pubblici e privati, che tutte le mattine alle 8 organizza “Caffè e turismo”: una stanza dove si approfondiscono diversi temi legati all’industria del travel, dell’enogastronomia e dell’innovazione digitale. 

Ricche di spunti anche altre room, come L’arte del buon vivere su Clubitalia, e Viaggiare, il primo gruppo su Clubhouse, fondato da Silvia Torricelli (digital nomad & writer @ Una vita on the road), dedicato al viaggio. 

Dire che sta iniziando una nuova rivoluzione social non è un’affermazione semplice. Eppure Clubhouse, con quel suo carattere di trasmissione radiofonica a ingresso libero, e dal palinsesto dal potenziale infinito, potrebbe presto aprire scenari copernicani.
 
Chissà, in tutto questo, come si comporterà il caro Mark Zuckerberg, anche lui sbarcato ufficialmente su Clubhouse? Staremo a vedere che cosa accadrà nel prossimo futuro.

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