Google Penguin e Google Panda: gli Hotel ne sono a rischio?

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La Reload Media ha pubblicato nei giorni scorsi una bella infografica che riassume le differenze tra i due algoritmi di Google attualmente più temuti: Penguin e Panda.

Da quando il motore di ricerca li ha lanciati, molti risultati nelle SERP hanno subito parecchi cambiamenti ed i continui e futuri update che ci saranno non lasciano presagire un arresto a questi stravolgimenti.

Per non subire penalizzazioni o variazioni di alcun tipo è necessario conoscere come si comportano ed agiscono questi algoritmi. Ed a tal proposito i temi affrontati dall’infografica riassumono in modo efficace ciò a cui bisogna stare attenti.

In fondo al post potrai scaricare o visualizzare l’infografica.

GOOGLE PENGUIN

Google Penguin è stato lanciato il 24 Aprile del 2012 e il suo compito è di andare a colpire quei siti che presentano una sovra-ottimizzazione. Si stima che il 3.1% dei siti ne siano “infetti”.

A Penguin non piacciono:

  • link di bassa qualità: ad esempio se il sito del tuo hotel viene linkato da siti qualitativamente scarsi o non tematici con il tuo;
  • sovra-ottimizzazione delle anchor-text: cioè se tendi a linkare il sito del tuo hotel sempre con la stessa keyword “hotel + località” o altre che hanno una valenza per il posizionamento;
  • ripetizione di keyword (keyword stuffing): quando costruisci il tuo sito e le tue pagine in funzione di parole chiave strategiche esagerando e ripetendole in modo spropositato.

Il modo migliore che hai per piacere a Penguin è di ottenere link in entrata completamente naturali generati grazie ai contenuti originali e di qualità che hai inserito sul tuo sito. Una cosa che tra l’altro avresti dovuto già fare perchè “obbligata” con l’uscita di Google Panda.

In poche parole sul tuo sito ogni azione e decisione deve essere presa in funzionalità dell’utente. Solo così Penguin noterà un’evoluzione e crescita del tutto naturale e non forzata.

GOOGLE PANDA

Google Panda è stato lanciato il 23 Febbraio 2011 e il suo compito è di andare a colpire quei siti che presentano contenuti di scarsa qualità. Si stima che il 12% dei siti siano affetti da questo problema e quindi a rischio di penalizzazione.

Panda odia:

  • contenuti scarsi: ossia se le pagine del sito del tuo hotel sono povere di contenuti;
  • contenuti privi di qualità: cioè se nelle pagine del sito non sono presenti informazioni che non sono originali e qualitativamente utili per chi li legge;
  • alto bounce rate: se il tuo sito ha una frequenza di rimbalzo alta vuol dire che gli utenti non lo trovano utile e quindi è qualitativamente scarso.

Da quanto detto si evince che a Panda piacciono i contenuti. Originalità e qualità generano quindi una buona impressione sia su questo algoritmo così come su Penguin.

Per piacere a Panda non devi far altro che scrivere cose che siano di valore per i tuoi clienti.

CONCLUSIONI

Il modo migliore per non incorrere in nessuna penalizzazione è quindi quello di non pensare da motore di ricerca ma da persona umana. Scrivere e ragionare in ottica di utilità per le persone e potenziali clienti e non per come vedrà Google quello che pubblichi.

Sono convinto ad ogni modo che nessun albergatore, salvo quelli più esperti dell’argomento SEO, abbia mai ragionato da “motore di ricerca” ma sempre e solo pubblicato notizie ed informazioni per i propri clienti. In tal senso sono abbastanza convinto che i siti degli hotel non dovrebbero avere motivo di preoccuparsi.

Tuttavia gli albergatori sono soliti affidarsi ad agenzie o sedicenti esperti Seo che, spesso e volentieri, mettono a repentaglio il rendimento e permanenza in SERP dei siti turistici. Pertanto augurati di essere in buone mani e che ad oggi non siano state commesse azioni forzate da chi ti ha svolto il lavoro di posizionamento e SEO!

Lasciandoti all’infografica originale ti Auguro un Buon Weekend. :-)

The difference between Google Panda & Penguin Infographic

by Reload Media

Google Penguin e Google Panda: gli Hotel ne sono a rischio? ultima modifica: 2012-06-29T09:18:59+00:00 da Danilo Pontone
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  • Come fa Google “motore di ricerca” a sapere la bounce rate di un sito? Traccia il comportamento dell’utente se per caso ritorna sulla serp? O direttamente – alla faccia della privacy – usa analytics?

    • Ciao Merlinox, è una domanda giusta e molto fondata che secondo me può trovare risposta nella seconda cosa che dici: alla faccia della privacy. Personalmente sono convinto che Google ha in mano un sacco di nostre informazioni che può guardare all’occorrenza quando e come vuole, anche se la cosa può essere considerata abbastanza surreale :)

    • Alessio Moretto

      Ciao,
      Analytics non lo può usare e hanno detto che non lo usano, possono usare diversi metodi.
      Primo fra tutti possono controllare quando il visitatore torna indietro, hai presente quando accedi ad un sito, premi il tasto indietro e nella serp, sotto quel risultato ti appare “Blocca…”, quello è un metodo.
      Oppure hanno la toolbar o lo stesso Google Chrome a disposizione, anche se non so se li usano.
      Poi se un sito non usa Analytics come fanno?

      • Ciao Alessio,
        questo del Bounce Rate è un mistero che si ripropone ciclicamente ormai. Quando scrissi un articolo in passato, e che ho linkato anche su questo articolo, riportai le dichiarazioni di Marcus Tandler il quale confermava come il Bounce Rate fosse un fattore rilevante per migliorare il proprio ranking. Tuttavia, anche in quell’occasione, molti si domandarono come potesse Google prendere tali informazioni.
        E’ vero che Google non può guardare i dati analytics, ma se questa info viene sempre fuori, allora o viene fuori erroneamente oppure effettivamente il motore di ricerca ha delle fonti da cui reperire queste informazioni, che possono essere la toolbar o chissà cos’altro.

        • Considerando che vorrei vedere il CTR di blocca… bisogna considerare, secondo me, che l’utente medio dubito usi nè l’indietro del browser nè tiene la SERP aperta e apre i risultati in nuovo tab. Secondo me sono robe da nerdoni come noi. L’unica cosa quindi potrebbe essere un tracciamento dell’utente via cookie.