Parity Rate? Ok ma…la Parity anche su Google Adwords!

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Anche io ho la mia idea in merito alla questione Parity Rate, ma non è del mio punto di vista ciò di cui voglio parlare.

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Bensì voglio mettere in luce una cosa che oggi, se fossi stato albergatore, mi avrebbe “infastidito” e come utente/cliente mi sento preso in giro.

Partiamo dalla premessa che vede alcuni albergatori non essere pienamente d’accordo sul discorso della Parity Rate tanto pretesa dalle OTA.

Le OTA raccomandano alle strutture alberghiere di adottare una politica tariffaria di parità. Non è corretto mettere sul sito istituzionale di una struttura ricettiva, prezzi inferiori rispetto a quelli proposti sui portali di prenotazione alberghiera…

Certo ma su Adwords allora come ci si deve comportare?

IL MIGLIOR PREZZO GARANTITO NEGLI ANNUNCI ADWORDS

Questa mattina mi sono trovato a digitare il nome brand di un mio cliente su Google.

Li per lì non ci ho fatto caso, però poi la mia attenzione è stata catturata da quel Title dell’annuncio Adwords molto accattivante  + Sitelink evidenti che riporto qui di seguito.

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Piccola “parentesi tecnica”: (I sitelink violerebbero pure le regole di Adwords, secondo cui Ogni sitelink deve rimandare a contenuti diversi come chiaramente espresso in questa pagina del regolamento sitelink di Adwords). Ma sorvoliamo, è solo che oggi mi sono alzato storto e voglio fare il puntiglioso. :-)

Tornando a noi…

Anche io, per conto del cliente, sto gestendo una campagna Adwords con Brand Keyword per fronteggiare il problema delle OTA che, proprio come Booking.com, sfruttano i nomi brand delle strutture alberghiere. Una strategia che trova un’emblematica e giusta spiegazione in questo articolo di Manuel Fae’.

Quindi se un cliente digitasse il nome brand del cliente, troverebbe due annunci Adwords: uno di Booking.com che dice “miglior prezzo garantito” ed uno mio che non asserisce questa cosa.

ALLORA “MIGLIOR PREZZO GARANTITO” E’ CONSENTITO?

Penso che pure per Adwords debbano essere concordate delle regole. Conoscendo l’alta fidelizzazione degli utenti nei confronti di Booking.com, leggere certe frasi li può indurre senz’altro a bypassare qualsiasi altra soluzione di prenotazione convinti che sia davvero la “best rate”.

Certamente va detto che ormai l’utente del web è esperto (ma non tutti!) e di certo non si lascia ingannare da queste cose, però se proprio vogliamo parlare di Parity Rate, forse bisogna essere Parity in tutto e per tutto e non millantare tariffe migliori quando così non è.

E così non può essere, perché sarebbe un vero e proprio controsenso pretendere la Parity Rate dagli albergatori quando poi si dispone del “miglior prezzo garantito”.

CONCLUSIONI

Quindi questo è solo uno specchietto per allodole che inganna l’utente finale ed ostacola ancora una volta gli investimenti Brand delle strutture per cercare di disintermediare un pochino. Ah si…e ingannerebbe pure Google, dato che “Content is King”.

Che sia il caso per Google di cominciare a predisporre qualche algoritmo di qualità e pertinenza dei contenuti pure per i risultati a pagamento oltre che per quelli organici? Oppure è il caso che Booking.com riveda il senso dei suoi annunci testuali su Adwords? :-)

A voi l’ardua sentenza…

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