Instagram e Influencers: qualcosa non torna…

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Instagram è sicuramente tra i social emergenti di questi ultimi anni. Con la sua semplicità ha conquistato le masse.

Anche io fin dall’inizio mi sono appassionato a questo social. Quando ne ho modo apro la mia app e condivido luoghi, momenti e tutto ciò che può essere immortalato con uno scatto fotografico.

Da quando poi Facebook ha portato la pubblicità su Instagram, e soprattutto da quando è stato annunciato a Giugno di quest’anno un’aggiornamento algoritmico, la mia attenzione si è fatta più pressante.

Non che il mio interesse in passato fosse minore. Era più o meno il 2012 quando ho visto in Instagram grandi occasioni di promozione territoriale ed anche promozione di una struttura alberghiera e dei suoi servizi di ospitalità. Non si può di certo dire infatti che manchino foto del mondo travel, anzi queste vanno forse per la maggiore.

Così da qualche tempo a questa parte ho cominciato a guardarmi attorno con maggiore attenzione. Perché vedo tantissime persone direzionarsi su Instagram, perché vedo un’esagerato utilizzo di hashtag sotto qualsivoglia foto venga pubblicata, perché vedo tantissimi utenti trasformarsi in travel blogger occasionali, perché vedo tanti travel blogger esagerare con l’accezione di “influencer”, perché questi influencers poi…chi sono? Sono davvero così influenti come sembrano? Oppure sotto c’è dell’altro…

E così rimbalzando da un profilo all’altro mi sono accorto di 2 tendenze che vanno per la maggiore:

  1. Ci sono quelli che su Instagram si comportano tranquillamente, pubblicano una foto, interagiscono con i loro followers e tutto finisce li. E le interazioni che si possono contare non sono poi così elevate o spropositate. Ma in tal caso non parliamo nemmeno di influencers ma di persone comuni.
  2. Ci sono quelli che invece quando pubblicano qualcosa ottengono centinaia di interazioni tra like e commenti. E questo non può essere dovuto al solo fatto di tappezzare le foto con decine e decine di #hashtag per ampliare il loro raggio d’azione. Secondo me c’è dell’altro…

È il secondo caso quello su cui ho deciso di focalizzarmi.

Perché sono spesso questi utenti da centinaia e centinaia di interazioni, che da un giorno all’altro arrivano a definirsi influencers. Anche se io ad oggi non ho ancora ben capito quale sia l’effettivo senso di questo termine, o meglio chi o cosa abbia il diritto di appellare a qualcun’altro questo nominativo, sono comunque sicuro che essere influencer non voglia dire avere 100.000 followers o centinaia di interazioni sulle proprie pubblicazioni, o per lo meno non può essere ridotto tutto a questo.

E di questo voglio convincere anche l’operatore del settore turistico. Voglio metterti in allerta e informarti che non sono i numeri a fare la differenza. Se avete deciso di sfruttare la “strategia degli influencers” non fatevi ingannare dal totale di followers / interactions. Ottenere risultati numerici, gonfiare questi valori, non è così difficile.

GLI #HASHTAG

Come ho già accennato poc’anzi, uno di questi metodi è fare un uso spasmodico degli hashtag. Inserendone tanti quando si fa una pubblicazione si amplia il tiro e si intercettano più persone.

Però…non voglio condannare così tanto gli hashtag. Alla fine, forse, alcune persone non sanno nemmeno perché si usano o come si usano. Basti guardare Facebook per notare lo scempio che degli stessi viene fatto: #ParlareOscrivereStatus#UsandoGliHashtagAdCazzum#TuttiAttaccatiTraLoro :-)

Quindi lasciamo perdere la questione hashtags anche se il giochino lo abbiamo capito tutti: come dicevano i saggi latini melius abundare quam deficere!

C’È DELL’ALTRO…

Non mi sono fermato alla semplice questione dell’hashtag (che ovviamente non dovrai prendere sottogamba), ma sono andato oltre.

Mi sono chiesto: com’è possibile che ci sono persone, che non definirò col termine di influencers, che appena pubblicano qualcosa hanno eserciti di fan pronti ad interagire dopo pochissimi secondi? Roba che se davvero ci sono followers così fedeli, potreste fare un Colpo di Stato, credetemi!

Non è umano dai…

Infatti non lo è! Ho cominciato a cercare informazioni in giro per il web e sono capitato in una ricerca della Heckticmedia, azienda che realmente lavora in ottica strategica con gli influencers, che solleva una questione relativa al Fake Engagement su Instagram.

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La ricerca e l’immagine ci dicono che il più delle interazioni su Instagram si stanzia all’altezza della linea rossa, all’incirca al 3,48%

Le persone più influenti di solito arrivano anche ad un 7% circa.

Poi ci sono gli extra terrestri che arrivano a superare questo dato fino anche al 30%.

Il problema è che quando vai a vedere il dettaglio delle persone che hanno interagito con la pubblicazione di questi influencers extra-terrestri, trovi profili di questo tipo:

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Capisci quindi come questi finti profili non stiano affatto generando Engagement. Sono persone inesistenti che non aiuterebbero un brand a crescere, anzi lo farebbero solo nei numeri, ma non nella considerazione e autorevolezza che dovrebbe acquisire.

Ed è facile che accada tutto questo. Cercando su Google “comprare like Instagram” ci sono tanti risultati che aiutano a mettere in piedi questo inutile giochino. Ho provato a fare la medesima ricerca su Google.com “buy instagram likes” ed anche qui vengono proposte tante soluzioni: ormai il fenomeno è dilagante.

Ne avevo il sospetto. Già su Facebook si parlava di compra-vendita di “Fan al kg.”, addirittura anche su Tripadvisor ci sono stati casi di vendita di false recensioni, è dunque plausibile che lo stessa avvenga su Instagram che, come dicevo all’inizio, sta sempre più catturando l’attenzione di un vasto pubblico (giovani, adulti e Aziende).

C’È ANCORA DELL’ALTRO…

Se provi a seguire qualcuno di questi influencers, ma intendo seguire a mo’ di “stalker”, potresti scoprire qualcosa di anomalo. Fai in modo di ricevere delle notifiche ogni qualvolta viene pubblicato un nuovo post. Probabilmente le prime persone ad interagire saranno sempre le stesse.

Com’è possibile che queste persone, nell’ordine di 10-20-30 utenti, siano così reattive? Non ci credo che tutte abbiano impostato le notifiche per sapere quando viene pubblicato qualcosa e che fatalità sono subito pronte a piazzare un like, anche quando la foto, diciamocelo, non mostra o suscita niente di apprezzabile.

Per carità anche io seguo amici o colleghi che stimo molto e con i quali interagisco volentieri. Ma di certo non sono su Instagram a passare la mia vita in attesa di essere il primo a mettere un like o un commento.

Vuoi vedere che esiste un sistema automatico che permette di fare questo?

La risposta è si! Esistono tool che possono fare proprio questo. Automatizzano le interazioni (like o commenti) verso i profili di altre persone così da generare magari un ritorno equo di azioni. Della serie io metto like a te, e tu lo metti a me. Io commento te, e tu lo fai con me. Come la vecchia storia del far crescere i followers (a caso) su Twitter: io seguo te e tu segui me.

In tal caso, la cosa ingannevole, è che l’interazione non proviene da account falsi come mostrato nell’esempio precedente, ma da profili credibili e reali. Tuttavia cosa c’è di credibile nell’interazione di una persona che non ha nemmeno visto la foto pubblicata? Anche in questo caso, si può parlare di falso engagement e poca produttività per un eventuale Brand.

Naturalmente non sono qui a scrivere per incitarti a fare uso di questi tools o trucchi per ampliare la tua audience su Instagram, pertanto non citerò strumenti di questo tipo, ma non ti nascondo che trovarli con una ricerca su Google non è poi così compicato.

CONCLUSIONI

È il totale di followers a determinare l’influenza di un soggetto? NO (non solo)!
È il totale di like e commenti a far considerare influencer una persona? NO (non solo)!

Influencer, che preferisco definire persona autorevole, è colui che riesce a imporre la propria figura senza fare uso di questi trucchetti di basso rilievo. È una persona/professionista che costruisce una community di persone realmente interattiva ed interessata a ciò che propone. La community a sua volta interviene con spontaneità in ciò che viene pubblicato: solleva domande, dubbi, chiede approfondimenti, scherza, si diverte, cerca risposte e da tutto questo il vero influencer trae spunto per ampliare la sua gamma di contenuti col fine di alimentare nuovamente e continuamente la sua autorevolezza.

Dal canto loro, gli operatori del settore turistico, in particolare le strutture alberghiere, devono essere a conoscenza di queste dinamiche. Sfruttare gli Influncers / travel blogger per rafforzare la propria brand identity è sicuramente una valida strategia, ma è fin troppo facile individuarli basandosi esclusivamente sui numeri. È invece cosa difficile affiancarsi ad un professionista che in maniera coscienziosa saprà costruire una community vera e sinceramente interessata a quanto di buono una struttura ha da offrire ai suoi potenziali ospiti.

Buon Instagram Marketing a tutti!

Danilo Pontone

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