Cambio di Tendenza? Gli Albergatori tornano sulle OTA

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cambio-di-tendenza-ota-hotelsLeggendo questo articolo scopro che mentre prima si era soliti denunciare l’operato delle OTA e si concentravano gli sforzi sul veicolare traffico verso il proprio sito web (disintermediazione), adesso pare non ci sia più un rifiuto o una fuga dalle Online Travel Agency, bensì una totale accettazione dei loro servizi: commissioni incluse.

Le considerazioni di due responsabili d’hotel che ti illustrerò di seguito fanno tutte capo al medesimo concetto: la collaborazione con le OTA può andare bene e superare anche il fatidico ostacolo delle commissioni.

Approfondiamo quanto viene dichiarato.

Pat Pacious, VP esecutivo della strategia globale, la distribuzione e la tecnologia del Choice Hotels International, dice:

Le OTA sono una parte determinante del valore della nostra catena alberghiera. Un canale vitale per la promozione degli hotel.

Accor Hotels invece ha allacciato una vera e propria collaborazione a lungo termine con Expedia, parlando di rapporto “fruttuoso”. Queste le parole di Jean-Luc Chrétien, VP esecutivo:

Accor non ha una presenza molto forte nel Nord America, una zona molto importante per l’industria dell’ospitalità. Expedia ha contribuito ad aumentare la visibilità dei nostri alberghi in questa direzione ed ha anche dirottato molti ospiti americani e canadesi verso le nostre proprietà in Europa, America Latina e Asia.

TRATTATIVE HOTELS ED OTA

Tornando a Pacious del Choice Hotels, ci svela un’altra interessante questione. Afferma che in questo periodo l’occupazione delle camere per molti hotel negli Stati Uniti sta tornando a regime come nel periodo prima della crisi.

Il fatto che le strutture riescano ad “arrangiarsi” con l’occupazione delle camere, porta alcune OTA, come Expedia, ad abbassare la percentuale delle commissioni. Le OTA si vedono costrette a questo gioco del ribasso altrimenti gli hotel potrebbero rinunciare all’intermediazione.

Pacious parla di vere e proprie trattative tra il portale turistico e le strutture alberghiere. Queste negoziazioni stanno in un certo senso riaprendo la fiducia degli albergatori verso le OTA ma soprattutto portano ad un ribaltamento della situazione. Come se a tenere il coltello dalla parte del manico, adesso, fossero gli albergatori.

OTA, HOTEL E … GOOGLE ADWORDS

IL PUNTO DI VISTA DELLE OTA

Un altro motivo per cui pare che gli albergatori comincino a guardare con occhio meno critico le OTA dipende dal forte ingresso che Google ha mostrato negli ultimi tempi per il settore turistico.

Le OTA investono in Google Adwords per riuscire a veicolare maggiore traffico sui propri portali.

Ma a dire il vero questo di Google Adwords è un aspetto molto delicato che necessiterebbe approfondire le tante sfaccettature della questione. Certamente le online travel agency non hanno problemi di investimenti per sostenere campagne pubblicitarie su Google, ma andrebbe detto che anche per loro è un rischio poichè non sempre l’utente finalizza la sua prenotazione sui portali a seguito di una ricerca.

Potrebbe quindi essere che i tanti miliardi investiti dalle OTA si rivelino più una sorta di pubblicità indiretta per i Brand degli Hotel. Come sappiamo la tendenza delle persone è quella di cercare prima informazioni tramite i motori di ricerca e i portali per poi concludere la prenotazione direttamente sul sito della struttura.

Tutto questo giro di € e $ è un “bene” irrinunciabile per le OTA?

Se guardiamo quanto pubblicato da Gregg Hamilton, responsabile di una compagnia americana che si occupa di analisi ed è specializzata nell’advertising sui motori di ricerca, troviamo risultati “impressionanti” che mostrano come negli USA gli investimenti su Adwords nel settore Travel siano notevolmente crollati.

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IL PUNTO DI VISTA DELL’ALBERGATORE

Va però guardata anche l’altra faccia della medaglia: nemmeno le strutture alberghiere sono agevolate da queste campagne pubblicitarie su Adwords da parte delle OTA.

Basti pensare a tutti quei clienti fidelizzati che, cercando il “nome brand” di una struttura si vedono come primo risultato di una ricerca su Google i portali turistici e non il sito istituzionale dell’albergo. E’ evidente come tali campagne di advertising riescano a portare maggiore attenzione sulle OTA. Tutto ciò comporta investimenti su Adwords pure da parte della piccola struttura alberghiera per riuscire a strappare un pò di visibilità ai portali.

Una cosa è sicura: in tutto questo mare di prospettive, tra i due litiganti (OTAs e Hotels) il terzo gode (Google). A ben vedere infatti, Google con la sua immissione nel settore travel ha solo che da guadagnarci.

Può essere questo un motivo di ri-unione delle online travel agency e gli albergatori? Cercare di trovare un punto d’incontro per evitare continui investimenti nell’advertising?

CONCLUSIONI

L’idea che mi sono fatto leggendo le dichiarazioni dei dirigenti di queste importanti catene alberghiere è che, forse, queste quasi “partnership” tra OTA e strutture alberghiere sono maggiormente fattibili se per l’appunto sei una catena, o un brand forte. La vedo più dura per una piccola struttura mettere in piedi delle trattative.

Nonostante questo tutte le OTA e le strutture in esse presenti dovrebbero trovare realmente un punto d’incontro per bloccare questa corsa del pesce più grande che mangia il pesce più piccolo (Google -> OTA -> Strutture).

Resto fermamente convinto che tutte le strutture non debbano scappare dalle OTA ne tanto meno vederle come un “nemico”. Possono essere buoni alleati che aiutano nella visibilità online, nella riconoscibilità del brand e pure nel prenotato generale di un hotel: l’intermediazione favorisce la disintermediazione.

Tu come la pensi su questa intricata faccenda?

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  • maxpiergentili71

    Credo che il discorso sia molto complesso,comunque in linea di massima sono d’accordo con te, l’ Ota è un mezzo e il suo utilizzo e fisiologico per ottimizzare almeno inizialmente una determinata distribuzione online. E’ patologico quando l’albergatore smette di vendersi autonomamente e opta per una scelta suicida: quella di affidarsi in maniera completa alle OTA. C’è chi per apparire nei primi posti arriva a concedere addirittura un 35% 40% e ho sentito ( quindi non confermato) che alcune strutture su Roma ( cosa aberrante dal mio punto di vista) arrivano a dare il 50% di commissione. Per farla breve: si alla collaborazione con le Ota, non alla dipendenza dalle OTA. Se uno è costretto a dipendere ha sicuramente sbagliato la sua politica di vendere e per non fare dei piccoli investimetni si ritrova a consegnare ogni anno il 20% 25% 35% del suo lavoro a terzi.

    • In linea di massima sei d’accordo con me? A me pare che siamo d’accordo senza linea di massima: hai ribadito il concetto che ho espresso nel post. :)